L’architetto Giuseppe Piermarini ridisegna San Feliciano

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Con il passare degli anni la fama del Piermarini crebbe e si diffuse. A Foligno tornava sempre più raramente, impegnato com’era con il suo maestro, l’architetto Vanvitelli, a progettare e seguire la realizzazione di opere di prestigio commissionate dai potenti di allora.

Pianta della chiesa di San Feliciano nel 1751 (Cruciani 1990, p. 208)

38. Pianta della chiesa di San Feliciano nel 1751 (Cruciani 1990, p. 208)

Nel 1764 i Canonici di San Feliciano avrebbero voluto affidargli la direzione dei nuovi lavori di ristrutturazione previsti per la cattedrale (aveva già restaurato il Palazzo delle Canoniche).

Il Piermarini si occupò volentieri della cosa, venne più volte a Foligno, studiò le condizioni della vecchia chiesa e prima del 1770 diede inizio all’opera.

“Si cominciò col demolire gli altari col permesso dei Patroni (delle Arti), e delle Patrone (le Pie Confraternite). Così nel corso del 1771 assistiamo alla demolizione dei seguenti altari: la cappella dei SS. Cosma e Damiano (droghieri), dei SS. Biagio e Omobuono (sarti), di S. Eligio (ferrari), dei SS. Crispino e Crispiniano (calzolai), dei SS. Vito e Modesto (barbieri), di S. Martino (Giustiniano Orfini), dello Sposalizio (famiglia Elisei) (…)” [Faloci Pulignani 1908, p. 72].

Il progetto iniziale era stato offerto dal Capitolo di San Feliciano al Vanvitelli che però non poté seguire personalmente l’avvio dei lavori. In un primo tempo anche il Piermarini, invitato dai canonici in qualità di Architetto Direttore, fu costretto a rifiutare:

“Grandissimo sarebbe il mio desiderio, di render servita tanto V. S. Ill.ma che cotesto R.ndo Capitolo, col portarmi costì per dare il primo incamminamento al restauro di Cotesto Cattedrale tanto più che avrei il contento di rivedere, e tutti i miei di casa e tutti li amici, ma per ora non sono assolutamente nel caso (…)” [Faloci Pulignani 1908, p. 80].

La grandiosa opera richiese comunque nel tempo la diretta presenza del Piermarini che, dopo la morte del Vanvitelli nel 1773, assunse la responsabilità dei lavori, che si prolungarono per anni. L’opera fu completata nel 1819 ma quando Piermarini morì, nel 1808, il magnifico monumento era integralmente compiuto.

39. Pianta della chiesa di San Feliciano nel 1751 (Cruciani 1990, p. 208)

39. Pianta della chiesa di San Feliciano nel 1751 (Cruciani 1990, p. 208)

La chiesa di San Feliciano così come oggi l’ammiriamo è nata dalla mente geniale del grande architetto folignate. L’ingegner Antonio Rutili sostiene che il merito principale di quell’intervento fu di Piermarini, che modificò sostanzialmente il disegno originale di Vanvitelli: ridusse da 16 a 8 le colonne; internò per 1/3 nelle pareti le colonne che Vanvitelli aveva immaginato del tutto isolate; ridusse le colonne a pilastri negli angoli interni della chiesa e a metà della nave maggiore; ridisegnò retti i tre bracci che dovevano terminare curvi per uniformarsi all’abside. Egli curò inoltre i lavori di dettaglio della cattedrale: cornici, mensole, capitelli, festoni, altari, porte, nicchie [Rutili 1839, p. 73].

40.  Pianta attuale della chiesa di San Feliciano (Cruciani 1990, p. 210)

40. Pianta attuale della chiesa di San Feliciano (Cruciani 1990, p. 210)

A conclusione del nostro studio, per definire la grandezza d’ingegno di Giuseppe Piermarini, riportiamo parte del giudizio estetico-critico di Antonio Rutili che termina il suo saggio sul restauro della chiesa-cattedrale di San Feliciano con queste parole [Rutili 1839, pp. 74-75]:

Grande è il merito dell’architettura del Piermarini (…) intesa ad elidere il principale difetto dell’edificio, cioè quello della sua troppa bassezza in proporzione della vastità dell’ambiente (…). L’abbondanza di linee verticali, il frequente succedersi delle colonne e dei pilastri, con numerose scanalature (…) dà a tutto il giro dell’ortografia un tal carattere di agilità e sveltezza, che l’altezza apparente dell’edificio ne risulta maggiore della reale. Le arcate poi che sorreggono la Cupola, restringendosi notabilmente per lo sporto delle colonne, offrono alla vista, che si slancia sempre dallo ingresso di un edificio verso le pareti più centrali e più remote di esso, una proporzione realmente più svelta di quella che regna nel resto dell’ambiente e fanno (…) poco avvertire l’effetto della bassezza”.

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