Mascherate

Un momento fondamentale del Carnevale era costituito dalle Mascherate, che nel Settecento assunsero un aspetto più aristocratico e raffinato. Le manifestazioni carnevalesche vedevano come protagonisti i più ricchi della città che avevano la possibilità di organizzare parate, ove comparivano anche animali esotici, o altri eventi spettacolari con musica, danze e fuochi. I nobili si mascheravano sfoggiando fantastici costumi, realizzati spesso in città lontane, e le mascherate si svolgevano all’interno dei palazzi signorili, nelle splendide stanze in sequenza, o in piazza.

Le famiglie eminenti di Foligno, che amavano distinguersi anche in periodo di Carnevale, mostravano gusto, raffinatezza, erudizione attraverso il riferimento a tematiche ispirate alla mitologia, le medesime che troviamo affrescate, in celebri palazzi della città, da artisti come Marcello Leopardi o Liborio Coccetti. Soggetto mitologico hanno anche vari testi poetici scritti per il Carnevale in quegli anni [cfr. Lai 2004.].

Negli avvisi di tre famose mascherate (1748, 1749, 1754) ritroviamo, ad esempio, temi ricorrenti e riferimenti soprattutto alla bellezza, considerata “gradino al sommo bene”. Nel primo la bellezza, impersonata da una figura femminile simbolo delle belle donne del Tinna (nome mitologico del fiume Topino), incede con portamento regale e raffinati ornamenti che troviamo descritti nei dettagli. Nemiche della Bellezza sono Invidia e Gelosia, impersonate rispettivamente da una “donna in età avanzata” e da un “giovane di color vermiglio”, che non riescono a trovare proseliti in una città come Foligno, “in questa dell’Italia illustre parte” [Lai 2004, La Bellezza accompagnata dalla Gelosia, e dall’Invidia, Assisi, Andrea Sgariglia, 1748 (Foligno, Bibl. Comunale, Stampe 1748/1 BEL)].

Nell’avviso del 1749 la Mascherata è dedicata alle donne dell’Umbria da quattro nobili custodi del tempio della dea Fulginia. I quattro elementi primordiali della natura (acqua, aria, terra e fuoco) sono rappresentati da numi tutelari (Nettuno, Eolo, Saturno e Rea, Prometeo) e da ministri che, con argomentazioni esposte nella forma poetica del sonetto, cercano di convincere Giove della loro superiorità evidenziando i propri pregi.

Il re degli dei, non sapendo decidere per nessuno dei quattro, conclude: “Temp’è di pace, in questi di felici / Voglio, che uniti in armonia soave / Finché il mondo sarà, viviate amici”.[Lai 2004: Giove giudice nella contesa degli elementi al primato, Foligno, Pompeo Campana, [1749] (Foligno, Bibl. Comunale, stampe 1749/I GIO)].

24. Apollo con le Muse in Parnaso, Foligno, Campitelli, 1754 (Foligno, Bibl. Comunale, stampe 1754/2 APO

24. Apollo con le Muse in Parnaso, Foligno, Campitelli, 1754 (Foligno, Bibl. Comunale, stampe 1754/2 APO)

Apollo con le Muse è il protagonista, nel 1754, della Mascherata rappresentata in maestoso carro trionfale scortato da uno stuolo di Poeti Latini, Greci,ed Italiani, con loro Equipaggi a Cavallo [Lai 2004: Apollo con le Muse in Parnaso, Foligno, Campitelli, 1754 (Foligno, Bibl. Comunale, stampe 1754/2 APO)]. L’evento spettacolare da celebrare è definito, anche in questo caso, da un sonetto accompagnatorio (vedi ill. num. 24), che presenta chiari riferimenti alla città di Foligno di cui le Muse, i loro Ministri e i Poeti sono invitati a cantare la bellezza, la gloria, l’onore e la virtù delle donne.

Accanto al Carnevale “aulico” descritto negli avvisi ci sarà sicuramente stato, come nei secoli precedenti, un Carnevale più chiassoso e popolare; in entrambi i casi esso consentiva di assumere, ieri come oggi, un’altra personalità, soprattutto attraverso l’uso della maschera. Per questo, proprio la maschera è stata oggetto di critiche e repressioni, in quanto considerata pericolosa per i rischi che si correvano appropiandosi, anche se temporaneamente, di un’altra identità:

In fatti di quanti peccati non sono cagione le maschere? La sfaciattaggine degli uomini e delle donne mascherate giunge all’eccesso. Coloro che avrebbero rossore di gridare e di ballare per le pubbliche strade come forsennati, non hanno vergogna di farlo con la maschera in viso. Le parole oscene, i gesti indecenti, gli abiti scandalosi sono tanto comuni, che le città cristiane sembrano divenire pubblici postriboli” [Trattato de’ Giochi 1768, p. 189].