Le regole del gioco

Tra i documenti dell’epoca troviamo testi scritti di vario tipo, finalizzati a fornire ai giocatori istruzioni, insegnamenti morali o, come nel caso dei bandi emanati nello Stato Ecclesiastico, norme la cui violazione prevedeva anche pesanti sanzioni.

Ecco l’immagine di copertina di un libro di istruzioni sul gioco dei Tarocchini, di cui esistevano molti esemplari, che potevano variare sia nei soggetti rappresentati che nelle dimensioni.

17. Due edizioni delle "Istruzioni necessarie per chi volesse imparare il dilettevole giuoco delli Tarocchini di Bologna" Istruzioni (Bologna, Pisarri,1754; seconda edizione, Bologna, Stamperia S. Tommaso d’Aquino, s.d.)

17. Due edizioni delle "Istruzioni necessarie per chi volesse imparare il dilettevole giuoco delli Tarocchini di Bologna" Istruzioni (Bologna, Pisarri,1754; seconda edizione, Bologna, Stamperia S. Tommaso d’Aquino, s.d.)

Nel Trattato De’ giochi e de’ Divertimenti Permessi, o Proibiti ai Cristiani del 1768, tra i giochi più diffusi, si faceva distinzione tra quelli di strategia, quelli di strategia e fortuna e quelli dipendenti dalla sola fortuna; per tutti comunque le autorità ecclesiastiche raccomandavano moderazione nel tempo ad essi dedicato e nel desiderio di eventuale guadagno:

“ (…) i Giochi che dipendono dalla sola industria e, ne’ quali la fortuna non ha alcuna parte, come sarebbero i giochi degli scacchi, della dama, del bigliardo, delle bocce, della palla, del trucco, ed altri consimili, (…) leciti purché non siano viziati da qualche circostanza, che può sempre rendere illeciti i giochi più innocenti, quelli che dipendono parte dall’industria e parte dalla fortuna come le Minchiate [carte da gioco fiorentine], [il gioco] del Picchetto [gioco di carte d’origine francese] ed altri consimili (…) quelli che dipendono dalla fortuna che si fanno comunemente colle carte, e co’ dadi.” [Trattato de’ Giochi 1768, pp. 242 e 267]

Tra quelli che suscitavano maggiore preoccupazione c’era il Lotto, che poteva spingere anche i più poveri ad affidare unicamente alla sorte il loro destino:

Il Lotto “appena comparve alla luce del mondo (…) inventato come si crede in Genova poco prima dell’anno 1627, (…) fu riguardato dai più savi come una pessima, ed astuta invenzione per estrarre dolcemente il sangue dalle vene dei popoli (…) accecati da una vana speranza di poter guadagnare con pochi denari molte centinaia, e migliaia di scudi” [ Trattato de’ Giochi 1768, p. 226].

Nello stesso trattato uno sguardo attento era rivolto ai più giovani e i genitori erano invitati a dare il buon esempio ai loro figli:

I Padri e le Madri dovrebbero ancora guardarsi dal giocare troppo frequentemente per non dare scandalo ai loro figlioli. Gli esempi domestici fanno sempre una grande impressione nel nostro spirito (…). Hanno essi un bel predicare ai figliuoli che attendano allo studio, e alla pietà, se poi tutto giorno si fanno vedere trasportati per i giochi e divertimenti. Se le loro parole non saranno accompagnate dagli esempi, poco o niun frutto ne ricaveranno, come l’esperienza ci dimostra” [ Trattato de’ Giochi 1768, p. 273].