Le fiere e la festa del Patrono

All’epoca del Piermarini, a Foligno, le attività artigianali e produttive erano piuttosto sviluppate. Si producevano e si vendevano soprattutto tessuti (lino, lana, canapa, seta, broccati, velluti), ma vi erano anche produzioni di carta, funi, panni vari, confetture a base di zucchero.

In città erano attive quattro cererie, botteghe di rame, di tintura, numerosi molini da grano e da olio, grazie anche alla presenza del fiume e di vari canali e cisterne [vedi sempre ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno].

13. Giorno di mercato (disegno di Ylona Tabunidze e Arianna Pace)

13. Giorno di mercato (disegno di Ylona Tabunidze e Arianna Pace)

I traffici commerciali erano rigogliosi, i mercanti di Foligno tenevano rapporti commerciali con paesi stranieri, come l’Olanda, e partecipavano a fiere al di fuori del territorio cittadino (Senigallia, Viterbo, Recanati).

Foligno allestiva diverse fiere a cadenza costante nel corso dell’anno che attiravano un folla di mercanti, forestieri, compratori e curiosi. Così in tempo di fiere la città si animava di un tale pullulare di persone che si rendevano necessari provvedimenti governativi ed amministrativi speciali.

Ad esempio, dal 20 maggio al 20 luglio, cessava la giurisdizione del Governatore e del Podestà e cinque nobili, estratti a sorte ogni anno, col titolo di Soprastanti, governavano la città e il relativo territorio. Il più giovane di essi veniva chiamato Capitano della Fiera. Amministravano la giustizia penale e civile, comminando ai condannati l’impiccagione, l’esilio o pene pecuniarie e confische.

Il Governo dei Soprastanti coincideva con la Fiera del Beato Pietro da Foligno o, appunto, Fiera dei Soprastanti, libera da dazi e molto conosciuta, a cui convenivano numerosi mercanti forestieri.

Per la Fiera di Santa Lucia di Pale, che si svolgeva nel Castello di Pale il lunedì dopo l’Assunta, e per la Fiera di San Magno, che si svolgeva presso l’omonima chiesa il 14 settembre, si estraevano due Consiglieri che amministravano la giustizia sommaria nelle controversie che accadevano in fiera.

Si tenevano poi altre tre fiere: quella del patrono San Feliciano, celebrato il 25 gennaio, che durava otto giorni; quella di Santa Maria in Campis, il 26 marzo; quella di Santa Maria di Plestia, la prima domenica di ogni mese. Vi era poi la Fiera del Sabato, nelle varie piazze cittadine. Sono giunti a noi molteplici editti e bandi riguardanti le fiere: per esempio, in una stagione di buona produzione di olio, nello Stato Pontificio si imposero gabelle all’olio forestiero che veniva introdotto nello Stato, per sostenere la vendita dell’olio locale:

“ EDITTO D’IMPOSIZIONE DI GABELLA SOPRA L’OLIO FORASTIERO. NICCOLÒ PIRRELLI DELLA SANTITÀ DI NOSTRO SIGNORE TESORIERE GENERALE.

(…) Attesa l’abbondanza dell’olio, che nella corrente stagione per Divina Beneficenza si trova in Roma, e nello Stato, si è fatto luogo all’imposizione dell’ordinata Gabella (…) sù gli Olj, che s’introduranno da’ Luoghi fuora dello Stato Ecclesiastico (…).” [ASF, Priorale, 303]

In tempo di fiera, a Foligno aumentava il giro d’affari. Poteva capitare però che qualcuno ne approfittasse: soprattutto i gestori di taverne, bettole e osterie potevano aumentare troppo i prezzi, dando luogo a truffe ai danni dei forestieri. Si rendeva necessario allora intervenire con appositi bandi [ASF, Priorale, 303].

14. Bando da osservarsi da osti, tavernari, bettulieri, e vetturini (ASF, Priorale, 303)

14. Bando da osservarsi da osti, tavernari, bettulieri, e vetturini (ASF, Priorale, 303)

Un editto punitivo era diretto a quanti usassero violenze e prepotenze contro i venditori di pesce, alimento d’obbligo nelle numerose vigilie da osservare, raro e costoso perché introdotto da fuori. Questo editto, che sancisce gravi pene (non solo pecuniarie) per i trasgressori, dice tra l’altro:

“ (…) [prendiamo atto dei] ricorsi avanzati alla Sagra Consulta sopra le insolenze che di continuo si praticano da taluni contro quelli che solevano portare a questa città il Pesce di mare a vendere, per le quali sfuggendo di portarvelo, e perciò ne resta questo Popolo sproveduto (…) [e tutto questo per] l’impertinenza insoffribile de’ Rivenditori, de’ Piazzaiuoli, Plebei, ed anche di molti Servitori de’ particolari di questa città (…) che non solo ardiscono in essa città, e fuori di essa di metter le mani nelle ceste, canestri, ed altro (…) ma inoltre se lo portano via senza pagarlo (…).

IL GOVERNATORE G. BRUNI, FOLIGNO, PALAZZO APOSTOLICO, 2 NOVEMBRE 1758” [ASF, Priorale, 303]

I festeggiamenti in onore del Santo Patrono non si esaurivano con l’omonima fiera: la sera precedente si teneva una Solenne Processione, a cui tutti erano invitati a prendere parte con ceri accesi. Tutti i bottegai erano tenuti alla pulizia e all’illuminazione con torce delle strade su cui affacciavano le loro attività e tutti gli abitanti dovevano tenere lumi accesi alle finestre delle case al passaggio della processione:

“ (…) Ordiniamo e comandiamo a tutti quelli che possiedono case e botteghe corrispondenti nelle strade pubbliche di questa città dove dovrà passare la processione a pulirle e riattarle dove ve ne è il bisogno e pulite nette e riattate mantenerle liberarle da tutte le immondizie, mucchi di stabbio, pietre, ferracci (…) che impedissero il passo libero e spedito, sotto pena di scudi (…) esortandoli ancora nel tempo che passerà detta processione a voler illuminare dette strade con tener lumi accesi alle fenestre di dette case.” [ASF, Priorale, 201]

Addirittura quanti avessero bottega o abitazione nelle vie e piazze dove sarebbe passata la Processione dovevano “risarcire le strade” [ASF, Priorale, 201], cioè accomodarle a loro spesa. La notifica pubblica che precisa questo “obbligo” contiene anche la lunga lista di quanti, bottegai e proprietari di abitazione, erano chiamati ad assolvere a questo “dovere cittadino”. La solenne Processione era il momento più coinvolgente delle festività in onore del Santo Patrono ed era rigorosamente preparata, come testimonia questo documento del 1720:

“Per la solenne Processione di S. Feliciano che si fa alla vigilia (…) secondo lo stile antico (…) Prima andaranno tutti i suoni di tamburo, e altri instrumenti, eccetto i trombetti (…) seguirà la Croce della Chiesa Cattedrale di S. Felitiano con il Cerio delli Cartari avanti la Croce, e Torcie delli Cocchieri, seguono poi li Palii, andaranno tutti li trombetti sì della città, come Forastieri, con le torcie delli Barbieri e dopo loro le Compagnie e Confraternite laicali (…) la Croce de Minori Conventuali di S. Francesco con li suoi Frati (…) altri ordini religiosi (…).” [ASF, Priorale, 201]

I ceri delle arti cittadine precedevano il clero e l’immagine del Glorioso Protettore San Feliciano. Erano: “i Cerei” delle Arti degli “Ortolani, Molinari, Pizzicaroli, Falegnami, Scortacchiari, Muratori, Sartori, Calzolai, Fabri, Merciari, Speziali, Mercanti, Funari, Colleg. de Notarii, con il loro confalone”.

15. La processione (1987, disegno su china di Giuliano Scarponi, part.; Scarponi 1988, p. 8-9)

15. La processione (1987, disegno su china di Giuliano Scarponi, part.; Scarponi 1988, p. 8-9)

Le festività in onore di San Feliciano prevedevano moltissime altre iniziative.

Il giorno 24 gennaio, giorno di San Feliciano, si celebrava la Messa cantata; il 25 aveva inizio la fiera e si svolgeva la Corsa dei Berberi [ASF, Priorale, 303] ed altre corse con animali, per le quali venivano eretti appositi steccati (gli editti consultati non precisano il luogo).

C’era in palio un premio in denaro per il bue e il cane migliori [ASF, Priorale, 201]. All’interno dello steccato era collocato un palco a parte, utilizzato per le maschere del Carnevale. Ma di questo parleremo dettagliatamente nei prossimi capitoli.