L’Orfanotrofio femminile

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Ai tempi del Piermarini c’erano numerose iniziative di carità, nate nel corso degli anni. Tra Sei e Settecento, a Foligno, si erano sviluppate molte istituzioni assistenziali, pubbliche e private, con lo scopo di dare assistenza ad una popolazione in stato di precarietà [ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c 3 v].

Un ospizio per mendicanti venne aperto nel 1656, con bolla papale, nel convento dei frati Agostiniani di San Nicolò (oggi Scuola media “Giuseppe Piermarini”) ed è ancora visibile la lapide che lo ricorda, affissa nel muro di sud-ovest, dove allora c’era l’ingresso dell’ospizio di mendicità.

Le istituzioni di beneficenza si adattarono alle condizioni dei ricoverati, che potevano essere anziani o zitelle, orfani, vedove, donne sole. Particolare cura era rivolta all’infanzia abbandonata e alle ragazze, considerate soggetti particolarmente deboli ed esposte ad innumerevoli pericoli.

I Conservatori erano i luoghi dove le giovani venivano accolte, protette ed aiutate a crescere. Non c’erano, invece, in quegli anni, orfanotrofi maschili (il primo orfanotrofio maschile fu fondato nel 1823 dal sacerdote folignate Arc. D. Simone Fongoli: era l’ “Ospizio degli orfani di S. Michele Arcangelo”) [cfr. ASF, Congregazione di Carità, Introduzione all’Inventario].

Nei primi anni del 1700 il sacerdote bevanate Felice Angelico Testa decise di organizzare un Conservatorio a Foligno, perché aveva visto tante povere giovani vagare per la strada senza casa e protezione [cfr. Gagliardoni 2001-2002, p. 34].

Il 5 febbraio del 1713 fu aperto “Il Conservatorio delle povere orfane”, dedicato alla Beata Vergine e a San Filippo Neri. Il sacerdote bevanate fu aiutato dal vescovo Alessio Malvicini che donò al Testa 400 scudi per l’acquisto di una casa con un piccolo orticello presso l’Ospizio dei Pellegrini. L’istituto ebbe anche una chiesa, consacrata nel 1714 dal vescovo e dedicata a San Filippo Neri e all’Immacolata Concezione.

L’amministrazione del Conservatorio fu affidata a quattro nobildonne veneziane, venute appositamente a Foligno per istruire le fanciulle: erano le maestre pie ovvero “Le oblate di F. Filippo”.

Il primo regolamento stilato dallo stesso Testa conteneva regole di comportamento etico-religiose, prevedeva l’insegnamento religioso e la devozione cristiana accanto alle attività di studio, di lavoro e di ricreazione. Nel 1728, in seguito all’accresciuto numero delle orfane, fu necessario l’acquisto dell’intero ospizio dei pellegrini, nonostante le minacce del proprietario dello stabile che si rifiutava di venderlo al sacerdote [cfr. Gagliardoni 2001-2002, p. 35].

11. Pianta della città di Foligno disegnata da Vladimiro Cruciani (Cruciani 1990, p. 89)

11. Pianta della città di Foligno disegnata da Vladimiro Cruciani (Cruciani 1990, p. 89)

Negli anni in cui Giuseppe Piermarini visse a Foligno, però, il Conservatorio delle orfanelle era situato in un altro luogo, più adatto al crescente numero delle giovani ospitate: era nell’orto della Cera e gran parte del fabbricato era di proprietà di Filippo Salari. Esso è riportato nella pianta cittadina ridisegnata da Vladimiro Cruciani [cfr. Cruciani 1990, p. 89].

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