L’Ospedale

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Il documento Orfini ci informa che, nella prima metà del ‘700, cioè negli anni in cui Giuseppe Piermarini visse a Foligno, erano presenti in città due ospedali, intendendo con la parola “ospedale” il luogo in cui si dava ospitalità ai bisognosi, in questo caso, ai derelitti e agli ammalati.

“Si mantengono uperti due ospedali. Uno per i figlioli spurii e derelitti; e l’altro per li poveri infermi, con il commodo de’ professori, e particolare spetieria” [cfr. ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c. 3v].

L’unico ospedale era quello della Pietà (dedicato a S. Giovanni Battista), che esisteva a Foligno fin dal XV secolo e, fino alla metà dell’Ottocento, era situato in in via della Fiera, oggi Corso Cavour.

9. Via della Fiera (attuale Corso Cavour): sulla sinistra, le logge dell’Ospedale di San Giovanni Battista (foto Rinaldo Laurentini, inizio Novecento)

9. Via della Fiera (attuale Corso Cavour): sulla sinistra, le logge dell’Ospedale di San Giovanni Battista (foto Rinaldo Laurentini, inizio Novecento)

Nel 1844 Gregorio Piermarini, ultimo di una grande famiglia di ceraioli, lasciò i suoi beni all’Ospedale di Foligno, che poté ampliarsi e, nel 1859, si trasferì nella sede dell’ex-convento dei padri Girolamini. L’Ospedale di S. Giovanni Battista rimase in quella seconda sede per un secolo e mezzo; oggi è sorto il Nuovo Ospedale di San Giovanni Battista nell’area che costeggia la strada che da Foligno porta a Bevagna.

Negli anni in cui Giuseppe Piermarini visse a Foligno, dunque, l’ospedale si trovava appunto in via della Fiera, a poca distanza dall’abitazione della famiglia Piermarini, in via Pignattara.

I Ricoverati

Nell’anno 1751, quando Piermarini aveva 17 anni, l’ospedale era diretto da questi consiglieri scelti dal Consiglio generale cittadino:

Ill.mi SIG.ri Decio Degli Onofri, Girolamo Poggi, Gio:B. a. Mattoli, Angelo Gregori, Feliciano Cirocchi, Marchese Ottavio Vitelleschi.” [ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, 976, anno 1751, c. 1r].

Consultando alcune pagine del “Libro dei morti” abbiamo annotato le seguenti curiosità: i ricoverati (mese di gennaio dell’anno 1751) erano prevalentemente italiani, ma c’erano pure polacchi, francesi, svizzeri e tedeschi.

Tra gli italiani, la maggior parte erano nativi e residenti a Foligno o nei dintorni, ma non si evidenziano cognomi noti di famiglie emergenti nella città. Parte dei ricoverati proveniva dalle altre città dello Stato Pontificio.

I ricoverati, quasi tutti maschi, erano in gran parte di età compresa fra i 18 e i 48 anni: molti erano i ventenni, pochissimi i settantenni e gli ottantenni. Tra di loro c’era chi si era sentito male in taverna. Molti, dopo pochi giorni di degenza, preferivano andarsene “sua sponte” (di loro volontà).

In alcuni casi gli ammalati ritornavano dopo alcune settimane, ma per morire. I ricoverati in ospedale il primo gennaio 1751 erano:

“Andrea Serena, di Calabria di anni 40: viene dalla S. Casa di Loreto, riparte per Spoleto in calesse portato dal suo garzone
Domenico Manni di San Leo di anni 27: viene da Assisi. A dì 5 parte per Spoleto portato in calesse dal suo garzone
Adolfo [cognome non ben identificato] Tedesco, di 28 anni: viene dalla locanda. Il 7 parte per Serravalle in calesse portato dal suo garzone;
Matteo Cagnor Piemontese, di anni 29: viene da Serravalle. Parte per Spoleto in calesse portato dal suo garzone
Napoleone Galletti di Perugia; di anni 48: viene dalla locanda. Di contro è partito a piedi di sua volontà
Antonio Bruscarini d’ Urbino, di anni 26: viene da Spoleto a cavallo. Di contro parte a piedi per Serravalle
Giuseppe Laurenzi d’Assisi, abit. di Foligno, di anni 46: viene da Cave. Di contro morì il giorno 9 Gennaio con l’assistenza del curato
Pietro Paolo di Costantino, di Cagli d’Urbino, di anni 50: viene da d. luogo. Parte il 4 Dicembre per Spoleto in calesse
Francesco Panconcelli, fiorentino, di anni 28: viene da Serravalle. Parte il 5 Dicembre per Spoleto in calesse
(donna) Catarina Franca Franzese d’anni 30: viene dalla S. Casa di Loreto. Parte il 5 Dicembre per Spoleto in calesse
Guglielmo Luca Franzese [marito di Catarina Franca Franzese], d’anni 40: viene dalla S. Casa di Loreto. Parte il 5 Dicembre per Spoleto in calesse
(donna) Olivia di Battista detta Boscella di Foligno, di anni 80: viene in detta data 18 Aprile 1751 è partita e poi subito tornata. Muore dopo 9 mesi, il 12 Settembre 1751.” [ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, 976, anno 1751, c. 1v].

Certificazione di morte

Era lo stesso cappellano dell’ospedale a certificare la morte del ricoverato. La formula ricorrente nel “Libro dei morti”, che attesta il decesso, è la seguente:

Anno Domini 1751, die nona Januarii//
Ioseph Laurentii Assisiensis Fulginei incola etatis annorum 46 in C. S. M. E. animam Deo reddidit in hoc venerabili Hospitali S. Ioannis Pietatis Fulginei, cuius corpus die sequenti sepultus fuit in Cemeterio dicti hospitalis (…)”.
[[ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, Libro dei morti, 964, anno 1751, c. 98r. Versione italiana: “Nell’anno del Signore 1751, il 9 gennaio, Giuseppe Laurenzi di Assisi, abitante in Foligno, di 46 anni, in cospetto di Santa Madre Chiesa, rese l’anima a Dio in questo venerabile Ospedale di S. Giovanni della Pietà di Foligno, e il suo corpo è stato sepolto il giorno dopo nel Cimitero di detto ospedale (…)”].

La dichiarazione di morte termina con la formula d’uso “è morto in grazia di Dio”, seguita dalla firma del curato dell’ospedale.

Le entrate e le uscite dell’Ospedale

Le entrate dell’ospedale erano derivate principalmente dagli affitti di beni immobili e dai raccolti della campagna: diverse erano infatti le terre a coltivazione di proprietà dell’ospedale, acquistate con il ricavato di lasciti ed elemosine di singoli privati ed enti [ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, 1034, Libro delle entrate, anno 1749].

Le spese che l’ospedale doveva affrontare erano quelle previste dalla manutenzione degli immobili e dalla lavorazione dei campi, per lo più a grano.

C’erano inoltre le spese più specifiche dell’ospedale. Nel librone delle uscite si legge in prima pagina l’indice delle spese da annotare che riguardavano:

  • cure per gli infermi;
  • spese diverse;
  • spese per la campagna, spese per i salariati;
  • spese per il mantenimento dei cavalli;
  • spese per “ li morti che vanno in cemeterio”.

I salariati dell’Ospedale

Le ricompense maggiori spettavano naturalmente ai medici:

Il Consiglio elegge per l’utilità pubblica due professori di medicina (…) e assegna al primo lo stipendio di 300 scudi l’anno, al secondo la provisione di scudi 100.” [ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c. 4v].

Oltre ai medici, l’ospedale prevedeva altri salariati:

  1. l’Agente, che nel 1749 era Giacomo Minicacci [ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, 1058, Libro delle uscite, anno 1749, c. 69r: “Ven.le Ospedale di San Giovanni della Pietà di Foligno, in tempo del Priorato dell’Ill.mo SIG. Decio degli Onofri, esercitando l’ufficio d’Agente (dirigente amministrativo) Giacomo Minicacci, per l’anno 1749”], percepiva 40 scudi l’anno, per un totale, in tre anni e quattro mesi, di 134,66 scudi;
  2. il Curato, pagato anche in natura (quarti di grano), per un totale di 24/28 scudi l’anno, percepiva 72 scudi in tre anni;
  3. lo Speziale, nell’agosto 1749, riceveva in saldo del suo salario per il mese di luglio 14 scudi; [ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, 1058, Il Libro delle uscite, anno 1749, c. 76r: “La ricompensa totale di tre anni, dal 1749 al 1751, per lo speziale uscente ad agosto (Lodovico Leonini) e quello entrante (Domenico Cecarelli)è di 67 scudi”]
  4. l’Infermiere, Pietro Masciolini, era pagato con 18, 87 scudi annui (anche in natura);
  5. l’Infermiera: “ (…) Maria del Fu Girolamo da Nocera, che cominciò a servire da infermiera d’ospedale il 30 Novembre 1748 con le solite condizioni a ragione di Paoli 5 al mese.” [ASF, Congregazioni di Carità, Ospedale, 1058, Libro delle uscite, anno 1749, c. 79r. Osserviamo che il compenso annuo delle donne era notevolmente inferiore a quello degli uomini].
  6. il Garzone, Pietro di Bartolomeo da Castelnuovo d’Assisi, riceveva una ricompensa annua di 14 scudi.

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