Foligno e i folignati al tempo del Piermarini

Torna al sommario | « Capitolo precedente | Capitolo seguente »

L’antichissima città di Foligno, situata all’inizio della Valle Spoletina, a tre miglia dalle falde dei Monti Appennini, di forma ovale e non circondata da borghi, presentava mura regolari con terrapieni, baluardi e torrioni. Toccata dai fiumi Topino e Menotre, posta in un sito comodo e pianeggiante, era accessibile da ogni direzione attraverso tre strade: Romana, Flaminia e Toscana [cfr. ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c. 1r].

Il territorio folignate si estendeva dalla Torre di Montefalco ai confini di Serravalle, incuneandosi tra le pertinenze di Trevi e Spello; anche Gualdo Cattaneo era soggetta a Foligno. Comprendeva ottomila persone, distribuite in 131 località, oltre a vari castelli e villaggi, sparsi in pianura, in collina e in montagna.

6. Porta Badia (attuale zona di Porta Ancona; disegno di Benedetta Lini)

6. Porta Badia (attuale zona di Porta Ancona; disegno di Benedetta Lini)

La città era divisa in diciassette contrade, a cui si accedeva per quattro porte, dalle quali si dipartivano dieci strade principali: la maggior parte di esse erano carrabili e abbellite da palazzi signorili. In essa si potevano ammirare anche numerosi giardini.

Contava otto parrocchie per un numero di settemila persone. Vi si trovavano 7 conventi e 52 chiese, fra cui la Cattedrale di San Feliciano, anticamente chiamata Basilica Palatina. Nel palazzo annesso alla Cattedrale risiedeva il Vescovo, la cui autorità era suprema e indipendente all’interno della propria giurisdizione. Egli godeva di una rendita superiore a mille scudi annui, era provvisto di carrozza e servitù. Un Vicario generale era stipendiato per l’amministrazione della giustizia, coadiuvato da altri funzionari. Nel palazzo si trovavano anche le carceri.

Oltre alla Cattedrale, erano presenti due antichissime Chiese Collegiate, quella di San Salvatore e quella di S. Maria Infraportas. Tra le cose singolari e più preziose della città si potevano annoverare otto corpi di Santi e Beati, esposti alla pubblica venerazione (tra cui quello della Beata Angela da Foligno).

7. Porta Romana. Disegno di Jasmine Ortolani da un dipinto raffigurante la venuta di Pio IX a Foligno nel 1857 (Cruciani 1990, p. 162)

7. Porta Romana. Disegno di Jasmine Ortolani da un dipinto raffigurante la venuta di Pio IX a Foligno nel 1857 (Cruciani 1990, p. 162)

Otto Confraternite di Laici provvedevano all’esercizio in pianta stabile di molte opere pie: la Confraternita del Gonfalone aveva la facoltà di “rimettere dalla pena della vita” [cfr. ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c. 3r] un condannato ogni anno e in occasione del Giubileo apriva un pubblico ospizio per i poveri e per i pellegrini. La Confraternita di San Martino sosteneva poveri e infermi, assegnando ogni anno una dote di 70 scudi a tre “zitelle” [Ibid., c. 3v].

Vi erano poi due ricoveri, uno per bambini abbandonati e uno per infermi, ed il Pio Istituto di San Giuseppe, destinato all’accoglienza di pellegrini e viandanti. Infine, era attivo un Seminario “per abilitare i fanciulli alle sacre funzioni” [Ibid., c. 3v], dotato di una ricca biblioteca, aperta a tutti gli studiosi, e si era costituita l’Accademia dei Rinvigoriti, eretta in un giardino presso il fiume Topino, col fine di rinnovare la memoria delle due precedenti e antiche Accademie (degli Ardenti e dei Fulgenti)e di imitare lo stile del famoso Petronio Barbati, poeta folignate.

8-a. Disegno di Elisa Stella da un originale di F. B. Verner (XVIII sec.)

8-a. Disegno di Elisa Stella da un originale di F. B. Verner (XVIII sec.)

La cittadinanza era distinta in tre classi: nobili, cittadini e plebei. Tutti potevano concorrere all’amministrazione pubblica, secondo le proprie origini. Il territorio della città era fruttifero e ricco di acque; notevole era la produzione di grano, olio, biade, foraggi, canapa e frutta. Vi era abbondanza di cacciagione e di trote e fiorenti erano i traffici commerciali e le attività artigianali. Nelle amene colline circostanti si contavano molte residenze estive dei nobili.

Non meno considerevoli di quelle del Governo erano le ricchezze dei cittadini, non ristrette nelle mani di poche famiglie. La maggior parte dei nobili e dei cittadini infatti godeva di rendite sufficienti a mantenersi decorosamente con buona servitù al seguito, tanto che in città si contavano 32 carrozze di pregio.

8-b. Panorama di Foligno. Rielaborazione di Vladimiro Cruciani di un disegno acquarellato (XVIII sec.) di F. B. Verner (Cruciani 1990, pp. 34-35)

8-b. Panorama di Foligno. Rielaborazione di Vladimiro Cruciani di un disegno acquarellato (XVIII sec.) di F. B. Verner (Cruciani 1990, pp. 34-35)

In conclusione, una nota di benemerenza ai nostri antichi concittadini: gli abitanti di Foligno vengono infatti definiti “temperati, conforme al clima”, di aspetto gradevole, umani, ospitali, riverenti ai forestieri, caritatevoli ed inclini alla pietà. Delle donne, si dice che indossavano abiti di una certa singolarità con tanta modestia che destavano “a vederle (…) ammiratione ad ogni altra natione” [ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c. 9v].

Torna al sommario | « Capitolo precedente | Capitolo seguente »