L’Istruzione

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Il giovane Piermarini apprese i rudimenti dell’istruzione dai maestri che frequentavano la sua casa e dopo pochi anni fu ammesso come alunno nel ginnasio della città [cfr. Filippini 1936, p. 13].

La Scuola dei Barnabiti al San Carlo

La scuola, retta dai padri della Congregazione di San Paolo, detti Barnabiti, era stata aperta a Foligno nel 1626, quando fu inaugurata la chiesa di San Carlo (la traslazione del corpo del santo era avvenuta con una cerimonia solenne il 23 giugno 1613). I padri Barnabiti, incaricati formalmente nel 1726 dal Comune di seguire l’istruzione dei giovani, esercitarono tale funzione fino al 1833, ininterrottamente, tranne che per il breve periodo napoleonico, quando la scuola fu chiusa [cfr. Faloci Pulignani 1933, p. 34: lo studioso precisa che nel 1726 fu istituito il Ginnasio pubblico].

4. Facciata della chiesa di San Carlo in via Aurelio Saffi (foto Rinaldo Laurentini, primo Novecento)

4. Facciata della chiesa di San Carlo in via Aurelio Saffi (foto Rinaldo Laurentini, primo Novecento)

Il documento d’archivio, riferibile a pochi anni prima della nascita di Giuseppe, ci informa che erano le autorità cittadine, cioè i membri del Consiglio Generale, ad affidare la conduzione delle scuole pubbliche di Foligno alla congregazione di San Paolo. Nell’anno 1729 il Consiglio Generale era composto dal capopriore Cesare Gentili, dal secondo priore Ottavio Cirocchi, dal terzo priore Gerolamo Bolognini, dal quarto priore Dionigi Chiossi, oltre a tre nuovi priori. Il contratto di assegnazione della pubblica istruzione ai Barnabiti prevedeva precise condizioni che il Priore Generale di quell’anno, don Carlo Augusto Capitain, accettò e sottoscrisse:

“I sottoscritti dichiarano di accettare la direzione delle pubbliche scuole di questa Comunità per istruire la gioventù, non solo nelle lettere umane, cioè Grammatica Umanità e Retorica ma nel santo timor di Dio.” [ASF, “Regesto dell’Archivio delle 6 Chiavi” 20, credenzino IX, libro II, 1729].

Il Consiglio Generale fissava gli stipendi degli insegnanti:

“ (….) per lo stipendio di due religiosi, uno per la Grammatica, l’altro per l’Umanità e Retorica, gli illustrissimi signori Priori assegnarono l’annua somma di scudi 160 scudi, pagati in moneta a Paoli” [ASF, “Regesto dell’Archivio delle 6 Chiavi” 20, credenzino IX, libro II, 1729].

Gli insegnanti non erano tutti ricompensati allo stesso modo: nel documento Orfini su Foligno si legge che, dei due maestri di Grammatica scelti dal Consiglio per le scuole pubbliche,

quello per la più alta grammatica riceve 74 scudi l’anno, l’altro per la più bassa grammatica solo 30 scudi” [ASF, Fondo Orfini, busta 27, Descrittione della città di Foligno, c. 4 v].

Il Consiglio Generale della città sceglieva inoltre i deputati al controllo delle scuole pubbliche,

“con la licenza di visitare le scuole per riconoscere non solo il profitto nelle scienze ma nei buoni comportamenti della gioventù. . e con la facoltà di comunicare al Priore se alcuno dei detti maestri non è abile (…) cosicché sia esso rimosso” [ASF, “Regesto dell’Archivio delle 6 Chiavi” 20, credenzino IX, libro II, 1729].

Le aule, le materie, i professori

Nel 1729, pochi anni prima della nascita di Giuseppe, i padri Barnabiti fecero eseguire dei lavori di ampliamento degli spazi scolastici, al piano terra del San Carlo. Nell’attesa che fossero ultimati i lavori, i ragazzi seguirono le lezioni nel palazzo del Governatore:

insino a tanto che averanno unite le due stanze nello scoperto del loro Collegio (…) e convertitele in una sola stanza con 2 finestroni da dar lume alla detta scuola” ; [ASF, “Regesto dell’Archivio delle 6 Chiavi” 20, credenzino IX, libro II, 1729].

Giuseppe Bragazzi fa i nomi di due dei probabili insegnanti, attivi negli anni in cui Giuseppe Piermarini frequentò la scuola cittadina: si tratta di padre Innocenzo Barlocci, insegnante di Retorica, e padre Carlo Francesco Cecchinelli, insegnante di Umanità:

“In alcuni anni del passato Secolo nel Collegio del San Carlo due insigni Letterati il Padre Carlo Cecchinelli ed il Padre Innocenzo Barlocci si dividevano l’insegnamento delle belle lettere, facendo il primo scuola di Umanità, e l’altro di Retorica” [cfr. Bragazzi 1858, p. 117, nota 2].

Il giovane Piermarini aveva probabilmente anche un maestro di Grammatica, forse distinto da quello di Letteratura. Il corso di Letteratura prevedeva lo studio dell’Italiano, del Latino e talvolta anche del Greco; era inoltre previsto lo studio della Filosofia, della Teologia e della Giurisprudenza, per la quale c’erano due dottori, uno per il Diritto civile, uno per il Diritto canonico.

A conferma dell’alta qualità culturale della scuola barnabitica, Faloci menziona le “feste letterarie” che avevano luogo al San Carlo, una sorta di convegni di studio a cui erano invitati a partecipare, accanto agli insegnanti, gli studiosi cittadini. Il 15 ottobre 1747, ad esempio, si svolse “sotto il magistero del Padre Giovanni Paolo Sassi” un incontro al quale intervenne il nobile folignate Giovanni Battista Gentili Orfini, che diede “saggio delle sue dottrine filosofiche e teologiche” [cfr. Faloci Pulignani 1933, p. 35].

Il calendario scolastico

La tabella che presentiamo (fig. 5) illustra il calendario scolastico dell’anno 1767, approvato dal General Consiglio [ASF, Priorale 309]: pur trattandosi di un anno scolastico di poco più tardo rispetto al periodo che interessa la nostra ricerca, ci fornisce informazioni significative su alcune normative scolastiche in uso nella metà del XVIII secolo.

5. Calendario scolastico folignate dell’anno 1767

5. Calendario scolastico folignate dell’anno 1767

L’anno scolastico durava da novembre a settembre e, ad ottobre, era fissato il mese di riposo; numerose erano le festività che prevedevano la sospensione delle lezioni, legate prevalentemente a celebrazioni e ricorrenze religiose, oltre il Carnevale che durava 10 giorni.

La disposizione delle ore scolastiche non era pesante: 2 ore e mezza la mattina, 2 ore e mezza la sera. La penultima mezz’ora serviva per anticipare la lezione successiva, l’ultima mezz’ora per correggere o ripassare e, in determinati mesi, per pregare. Questi cambiamenti rendevano la lezione veloce e poco stancante.

Un’altra iniziativa interessante era quella di far correggere ai compagni gli eventuali errori: serviva per confrontarsi e forse anche per aumentare la stima verso i propri compagni. Tra le verifiche, al termine di un percorso, erano previste “le sfide” tra gruppi di ragazzi: sfide o saggi pubblici, giochi di retorica in Latino ad esempio, in cui la classe si divideva in due partiti. Erano sfide accompagnate da veri e propri apparati teatrali e queste cosiddette Scene scolastiche facevano studiare ed imparare meglio ogni materia, in particolare il Latino [cfr. Bassi 1933, pp. 20-21].

Gli interessi di studio del giovane Piermarini

“In casa si dedicava, di sua iniziativa, a piccoli lavori di meccanica e a disegni di ogni tipo, suggeriti dalle cose studiate (la lima, la sega, il compasso. . .) e che, col tempo, perfezionò: dalla costruzione di serrature e lucchetti passò a costruzioni più complesse, come strumenti musicali o fuochi d’artificio” [cfr. Filippini 1936, p. 14].

Il giovane Piermarini, più che dalle lettere e dalla filosofia, era attratto dalle scienze matematiche. Filippini riferisce di giochi pirotecnici fatti scoppiare dal ragazzo nella villa di famiglia, fuori città, a Carpello:

“La sera della festa di S. Apollinare, il 23 Luglio, costruì razzi di tanta grandezza che (…) furono visibili a grande distanza” [Filippini 1936, p. 14].

Nel 1752 Giuseppe concluse il corso dei suoi studi liceali. Rimase a Foligno per altri due anni, perché il padre si opponeva all’idea di fargli continuare gli studi a Roma, idea appoggiata dalla madre. In quell’“ozio forzato” il giovane si rimise ad approfondire la Geografia studiata con amore negli anni del Ginnasio e costruì il Globo Terraqueo di ben 20 palmi romani (un metro e mezzo di diametro).

“Assunte le cognizioni tecniche sull’ossatura interna da dare al globo, dopo molti mesi di lavoro, l’opera ardita gli riuscì alla perfezione, anche se (…) non fu mai ricoperto di cartone e lasciava intravedere l’ossatura interna” [Filippini 1936, p. 17].

Ammirato da tanta maestria, il padre gesuita Ruggero Giuseppe Boscovich, insegnante di Scienze Matematiche al Collegio Romano, facendo tappa a Foligno in un suo viaggio, volle parlare con il padre del giovane e lo convinse a far proseguire gli studi al figlio. Così Giuseppe Piermarini, nel novembre del 1755, lasciò Foligno per recarsi a Roma.

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