L’orto della cera

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I Piermarini avevano a Foligno una fabbrica di cera a cui era legata una fiorente attività commerciale. In archivio abbiamo consultato alcuni interessanti documenti del fondo “Gregorio Piermarini & figli”. Gregorio era l’ultimo rappresentante della famiglia, vissuto dal 1772 al 1884; morì senza eredi, lasciando tutti i suoi beni all’Ospedale [Foligno, Sezione Archivio di Stato (d’ora in avanti = ASF), Inventario degli Archivi della Congregazione di Carità, p. 19].

3. Facciata posteriore della casa Piermarini a Foligno dalla parte del giardino (Filippini 1932, p. 280)

3. Facciata posteriore della casa Piermarini a Foligno dalla parte del giardino (Filippini 1932, p. 280)

Tra le manifatture tipiche folignati grande importanza da tempo aveva assunto la lavorazione della cera, per la produzione di candele e ceri impiegati nelle solennità civili e religiose. Dal 1600 si erano attivati, entro le mura cittadine, presso il corso del Topinello, i così detti “orti delle cere”, cioè appezzamenti di terreno serviti da canalizzazioni, dove erano costruiti efficienti edifici che, come spiega Gabriele Metelli [Metelli 1990, p. 605, nota 12], segnavano il passaggio dalla lavorazione in bottega a quella a più vasto raggio della fabbrica, dalla fase di lavorazione artigianale a quella protoindustriale.

Nel Settecento la famiglia Piermarini controllava un’avviata fabbrica di cera in contrada Topinello, dotata di trenta “tavolati” [Metelli 1990, p. 605, nota 12]:

“Nell’inventario delle cere esistenti nel 1726 nell’orto di ceraria degli Jacobilli, condotto da Vincenzo Piermarini (. . . ) si precisa che l’orto è ubicato in contrada Topinello, presso il convento di San Giovanni Battista e la strada da due; pertanto la fabbrica di cera si sviluppava in un’area corrispondente grosso modo a quella occupata dall’attuale omonimo ospedale, progettato dall’architetto Vitali”.

Il lavoro del ceraiolo era molto delicato e richiedeva esperienza [Metelli 1990, p. 605, nota 12]:

“Dopo l’inceramento del lucignolo, le candele e le torce vengono disposte su di un letto di piume e sotto coperte di lana per mantenerle molli; quindi ad una ad una, vengono rotolate sopra una tavola lunga e liscia mediante un pulitolo. Una volta rotolate e pianate, le candele e le torce sono tagliate inferiormente per toglierne la punta, se ne forma la testa con un coltello di legno e si sospendono a cerchio per farle seccare ed indurire”.

Ogni tavolato conteneva 300 libre di cera (da biancheggiare), che veniva a costare 29 baiocchi a libra se non lavorata, 30 baiocchi se lavorata.

Nella fabbrica della cera erano impiegati un maestro, pagato scudi 106, un sotto maestro a scudi 70, due lavoranti a scudi 50 l’uno, due fattori a scudi 20 l’uno. Al negozio lavoravano un responsabile commerciale (Complimentario), a scudi 100, due ministri a scudi 80 l’uno, un apprendista a scudi 20, un facchino a scudi 20.

Nella bottega del ceraiolo oltre alle torce e cere esistevano altre mercanzie, come attesta il documento d’archivio da noi consultato, che elenca una grande varietà di merci: anice (sottane [balle] di anaso), caffè, cedrato, cannellini, pistacchi, zucchero d’orzo e confetti assortiti, vari tipi di carta (carta da peso, carta palombo, carta fiorettone), bianco santo, gesso e biacca da indoratore, terra gialla, cremor di tartaro, erba the, zuccaro in pani, incenso netto, cacao d’America macinato, tele, lino d’Olanda, balle di bambace [ASF, Congregazione di Carità, Archivio dell’Azienda commerciale Gregorio Piermarini & F, 757. 1, cc. 4-6].

In bottega si scrivevano gli ordini delle mercanzie su quadernoni, dove era annotato il nome dell’acquirente, la merce da lui ordinata, la somma da incassare. Ci ha incuriosito questa pagina soprattutto per le formule usate [Ibid., 636, c. 3v]:

23 novembre 1764 Giananova Maggiolino di Spello deve dare Devo Lui per lo sposalizio:Riso, pasta, pignoli, cannella, garofani, pepe, mostaccioli, anacini confetti, zucchero, confetti”.

Ogni voce di spesa riporta il peso e il costo precisi per una somma complessiva di scudi 2,41.

I Piermarini, grazie alle loro capacità imprenditoriali e allo spiccato senso degli affari, riusciranno ad affermare i loro prodotti in varie parti d’Italia e d’Europa, come testimonia il volume manoscritto che conserva le lettere d’affari spedite dalla ditta e ricevute da varie aziende dislocate in molte città italiane ed europee. Ecco alcuni indirizzi tra i più frequenti: Trieste, Venezia, Parma, Napoli, Genova, Magonza, Livorno, Piacenza, Vienna, Amsterdam, Lubiana, Orbetello, Siena, Cracovia.

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